8 settembre 2010 12:11
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Filippo Lantini: l’arte di ridare vita al legno
di Ivan Murgana


Quando guarda un pezzo di legno i suoi occhi vedono già l’opera d’arte che ne può
venir fuori. Poi sono le sue mani, abituate a non restare mai ferme dopo aver messo dischi su dischi nelle piste da ballo di tutta l’Isola, a dare un’anima ai pezzi di legno cullati dalle maree sino alla spiaggia o ricavati da un grossa bobina di cavo elettrico.

Filippo Lantini dopo aver fatto ballare Cagliari per decenni, ha imparato a far muovere sinuosamente anche il legno, che con le sue sculture dai contorni morbidi assume le forme più disparate. Non hanno titolo le opere dello scultore-dj, “perché ognuno in questi lavori deve vederci quello che suggerisce la sua fantasia e non quella dell’autore”. E così dal suo scalpello nascono delfini che emergono dall’acqua, note musicali, o un menhir che si erge maestoso su una collina: l’arte non imprigiona certo la fantasia di chi osserva. “Ho sempre amato il legno, mio padre era un appassionato del fai da te, ma a trasmettermi l’amore per l’incisione è stato mio zio - racconta Filippo Lantini - grazie a lui ho imparato a conoscere le caratteristiche dei vari tipi di legname e come poterli lavorare”.

Nella sua casa di Cagliari, come nell’atelier di Pula dello scultore Antonello Pilittu dove le opere di Lantini sono state ospitate sino alla fine di settembre, il legno assume forme astratte e diventa oggetto d’arte. Ma è nel suo laboratorio di Solanas, tra il mare e i monti dei Sette Fratelli che Lantini plasma legni duri e morbidi, cesellando ciò che il mare ha ingoiato o procurandosi il soggetto direttamente dai fornitori di legname. “Passeggiando sulla spiaggia a volte si possono trovare dei tronchi di ginepro portati dalla corrente che solo a guardarli sembrano opere d’arte - dice Lantini - altre volte la materia prima è reperibile da ciò che l’uomo getta via: da un camion incendiato che trasportava grosse bobine di cavo elettrico ad esempio sono riuscito realizzare un quadro composto da tanti tasselli anneriti dal fuoco”.

Quando ha cominciato a fare il disc jockey la parola discoteca a Cagliari e dintorni non era quasi conosciuta, i giovani si ritrovavano nei club, e lì ballavano le hit degli anni settanta e ottanta. “Ricordo ancora quando mi sono esibito la prima volta - dice Lantini - avevo quattordici anni e mettevo i dischi al Lido, musica diffusa da un piccolo impianto Philips e sedie rivestite in paglia: un’esperienza unica. Facendo il dj ho girato la Sardegna e avevo diverse richieste anche per suonare all’estero, ma non ho mai voluto lasciare la mia terra: dopo trent’anni di carriera ho smesso con le serate in discoteca e ho abbracciato la passione per la scultura del legno”. Dal 1998, anno in cui Filippo Lantini si è defilato dall’ambiente della disco music, pur non disdegnando di esibirsi con gli amici almeno due volte l’anno, l’arte ha riempito lo spazio vuoto lasciato da piatti e mixer.

“La musica in realtà non è mai uscita dalla mia vita - rivela - riesco a cesellare il legno solo quando le mie orecchie ascoltano del buon jazz portoghese o le note di una chitarra argentina: è così che riesco a dare una forma ai tronchi di corbezzolo, ginepro o erica. Lavorare il legno per me significa mettere le mani su un oggetto che ha ancora vita, ecco perché non utilizzo alcuna vernice: le mie opere mantengono i colori originali creati dalla natura”. Pur non avendo mai trovato spazio nelle mostre d’arte cagliaritane, le sue opere hanno ricevuto il giusto tributo nella pellicola “Tutto torna” di Enrico Pitzianti, apparendo in una scena del film. Musica e arte, un binomio che emerge anche tra le mura domestiche dove le due passioni di Filippo Lantini si sono ritagliate ampio spazio. E così tra i mobili e le sculture da lui costruiti e le centinaia di dischi affastellati su uno scaffale di metallo, si impara a conoscere meglio l’artista ma anche il dj. “Su un campetto di periferia o sull’arenile di una spiaggia: continuerò a raccogliere il legno che si trova in giro per poterlo lavorare - promette Lantini - un modo per conferire il giusto tributo a questo materiale nobile e dargli una nuova vita. Come sempre, sarò accompagnato dalle note suonate dal mio vecchio giradischi”.

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cittàTuristica - aprile 2010
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